venerdì 27 gennaio 2017

Recensione: I sommersi e i salvati- una riflessione per il giorno della Memoria

Titolo: I sommersi e i salvati
Autore: Primo Levi
Anno di pubblicazione:
Data di lettura: agosto 2015
Riconoscimenti: //

In passato avevo letto "Se questo è un uomo" e mi era piaciuto, ma questa, che è la sua opera prima del suicidio, mi è piaciuta di più perché non è un racconto, ma una sorta di riflessione.
Ho trovato l'intero libro davvero interessante e non posso riportarlo tutto in questa pseudo-recensione, quindi condivido con voi alcuni fra i tanti pensieri che mi hanno colpito.
In primis ho trovato molto interessante la sua riflessione sulla testimonianza: spesso gli accusati del genocidio raccontavano versioni false degli eventi, ma a furia di raccontarli credevano che fosse la verità.
Un'altra riflessione che mi è piaciuta è quella sulla salvezza dei malvagi. Riprendende una storia di Dostoevskij in cui una vecchia veniva salvata, nonostante le malvagità commesse, per l'unica buona azione compiuta e mi ha stupito vedere che un uomo come Primo Levi, dopo tutto quello che ha passato e essendo anche ateo, potesse pensare una cosa del genere (pensiero che condivido, motivo ulteriore per cui il libro mi è piaciuto).
Bella anche la sottolineatura sulla morte, infatti afferma che lui, in quanto ateo, non ha la sicurezza della vita eterna dopo la morte, eppure si suicida.
Una riflessione che "anticipa" il suo destino é quella sul suicidio dopo i campi di sterminio. Infatti sono pochissime le persone che si sono suicidato durante la detenzione, perché il suicidio é un atto meditato e ragionato, quindi da uomini, mentre nei campi di sterminio erano come animali e avevano tante cose da fare e a cui pensare, non c'era tempo per il suicidio. Dopo la liberazione invece subentra il senso di colpa per non aver
fatto abbastanza e il fatto strano che Levi sottolinea é che i sopravvissuti non si sentono in colpa per aver derubato il vicino o per essere stato prepotente, ma per aver omesso di soccorlo in un momento di debolezza.
Questa riflessione la trovo molto interessante perché normalmente si pensa che i sopravvissuti siano felici per essere scampati alla morte, per essere "rinati", ma Levi stravolge quest'idea e stravolge anche l'idea della gioia della liberazione dei campi di sterminio. Forse qualcuno sarà stato davvero felice, ammette, ma la maggior parte della gente poiché in quel momento cessa la sofferenza personale e la preoccupazione di sopravvivere, pensa alle persone morte e alla vita da ricostruire. Tuttavia spesso la gente che racconta della felicità che ha provato al momento della liberazione non mente, é vittima della stessa deformazione della memoria di cui vi parlavo nella prima persona. Esiste lo stereotipo della liberazione dalle catene=felicità e quindi concludono di essere stati felici.
Un'ultima, a mio parere sconcertante, riflessione, che spiega in parte il titolo é sulla testimonianza dei salvati. Secondo Levi i salvati non sono i veri testimoni perché il vero testimone é chi ha toccato il fondo, chi è morto, perché si parla di campi di sterminio. I salvati sono un'esigua minoranza, che magari è sopravvissuta perché è scesa a compromessi coi potenti, quindi una testimonianza non "degna".
Questo libro mi ha sorpreso, ha capovolto molte mie idee e convinzioni sulla Shoah, inoltre non è la "classica" testimonianza, per questo lo consiglio a tutti :)

Voto: ☆ ☆ ☆ ☆ ☆
Citazione:
"Ora io credo che i dodici anni hitleriani abbiano condiviso la loro violenza con molti altri spazi-tempi storici, ma che siano stati caratterizzati da una diffusa violenza inutile, fine a se stessa, volta unicamente alla creazione di dolore; talora tesa ad uno scopo, ma sempre ridondante, fuor di proporzione rispetto allo scopo medesimo."

venerdì 6 gennaio 2017

La leggenda della Befana e della Babushka

Buon pomeriggio Gufetti!
Finalmente sono tornata dalle vacanze e ho nuovamente accesso a Internet :)
Temo che non mi vedrete molto presente sul blog perché sono in piena sessione invernale e, essendo partita all'improvviso, non ho potuto studiare ><

Lasciando perdere me, volevo farvi gli auguri di buon anno (in ritardo) e per l'Epifania ^-^
A proposito, conoscete la storia della Befana? E quella della Babushka? (No, non sono io xD).

Spesso le storie della Befana e della Babushka si sovrappongono, ma non sono esattamente uguali.

LEGGENDA DELLA BEFANA
C’era una volta una casetta che sorgeva un po’ discosta dal villaggio. Era una casetta piccola e un po’ malconcia, e ci viveva una vecchina che usciva ogni mattina per fare legna nel bosco. Poi tornava a casa e si sedeva accanto al focolare insieme al suo gattino. Raramente vedeva delle altre persone: nel villaggio aveva la fama di essere una strana vecchina, un po’ maga, e nessuno si spingeva fino a quella casetta isolata, soprattutto in inverno, quando venti gelidi colpivano a raffica le regione. Una sera, una fredda sera di gennaio, la vecchina (che si chiamava Befana) sentì all’improvviso bussare alla sua porta. Naturalmente si spaventò: chi poteva essere, a quell’ora e con quel tempo? All’inizio non voleva aprire, ma poi la curiosità la vinse. E, quando aprì... oh, meraviglia! Davanti a lei c’erano tre orientali riccamente vestiti, che erano scesi dai loro cammelli per chiederle la strada per Betlemme. La vecchina era stupefatta: perché mai volevano andare a Betlemme? I tre viandanti – sì, proprio loro, i Re Magi! – le raccontarono allora che stavano andando a portare i loro doni al Bambino Gesù e la invitarono a unirsi a loro. La Befana ci pensò un po’ su, ma... chi se la sentiva di partire con un freddo simile? Così li lasciò andare, dopo aver dato loro le indicazioni che chiedevano. Poi però si pentì. Aveva commesso un grande errore! Presto, doveva raggiungerli! Così uscì a cavallo della sua scopa (sì, la Befana un po’ maga lo era davvero!) per cercarli e andare con loro a rendere omaggio a Gesù, ma non riuscì più a trovarli. Perciò ebbe un’idea: si fermò in tutte le case, lasciando un dono a ogni bambino, nella speranza che uno di loro fosse Gesù. E da allora ha continuato, anno dopo anno, a portare i suoi doni a tutti i bambini nella notte tra il 5 e il 6 gennaio.

LEGGENDA DELLA BABUSHKA
Babushka aveva la casa più pulita, lavata e meglio tenuta del villaggio. Il giardino era bellissimo, la cucina superba. Dall’alba al tramonto, Babushka era occupata a strofinare, lucidare, ordinare.
Così non vide la stella luminosa che illuminò la notte. Non vide la linea di luci tremolanti che avanzavano verso il villaggio. Non udì il suono delle zampogne e dei tamburi, e quello delle campane che diventava sempre più forte. Non udì le voci e i sussurri dei suoi compaesani. Un giorno sentì bussare alla porta, questo non poteva non sentirlo.

“Che c’è?” chiese, mentre apriva uno spiraglio della porta. Vide la faccia rugosa di un pastore, con il naso paonazzo per il freddo e fiocchi di neve nei capelli.

“Puoi farci scaldare un po’ al tuo fuoco, per favore?” chiese il pastore.

Babushka pensò ai suoi pavimenti lucidi, alla sua tranquillità messa a soqquadro, ma li fece entrare. I pastori spalancarono gli occhi alla vista del pane fatto in casa, dei dolci, delle marmellate e delle conserve di Babushka. E lei, che aveva buon cuore, li rifocillò.

“Dove andate?” chiese Babushka, mentre li serviva.
"Seguiamo la stella. Ci guida verso un neonato re, il più grande che sia mai nato, il re del Cielo e della Terra” rispose un pastore.

“Perché non vieni con noi?” disse un altro pastore. “Gli puoi portare un dono anche tu”.

“Oh”, disse Babushka, “non sono sicura che mi accoglierebbe bene. E quanto al dono…”. Fece una pausa. I suoi occhi si riempirono di tristezza. “Ho un canestro pieno di giocattoli” disse tristemente. “Il mio bambino, il mio piccolo re, è morto piccolissimo”.

“Allora vieni con noi?” chiesero i pastori.

“Domani” tagliò corto Babushka, “domani”.

I pastori partirono e Babushka si mise a riordinare e ripulire.

La notte successiva passarono altri pastori.

“Sei pronta, Babushka?”.

“Verrò… verrò domani” gridò Babushka. “Vi raggiungerò. Devo ancora pulire, trovare un dono, prepararmi…”.

Lucidava, spolverava, batteva cuscini e tappeti. Così passò un’altra notte. Infine si decise: tirò fuori i giocattoli del suo bambino. Ma, santo cielo, com’erano polverosi! Non erano certo adatti ad un bambino re del Cielo e della Terra: cominciò subito a ripulirli. Lavorò a lungo. Ad uno ad uno i giocattoli si fecero lucenti, scintillanti e lucidi.

Dopo un altro giorno, finalmente, partì. Camminava in fretta, di villaggio in villaggio. Chiedeva se avevano visto i pastori.
“Sì, sì” rispondevano “li abbiamo visti, sono andati di là”.

Passarono i giorni. Babushka non si fermava mai, né la notte né il giorno. Infine giunse a Betlemme. Chiese del regale bambino a tutti. Solo un albergatore sapeva: “Se vuoi vedere dov’era il bambino” disse rapidamente, “devi cercare la stalla, che sta sulla collina. Non avevo posto per loro, qui. L’albergo era pieno”.

Babushka fece il sentiero di corsa. Ma quando arrivò, vide che la stalla era vuota.

Pensate che si sia scoraggiata? Nemmeno per sogno.

Si dice che Babushka sia ancora alla ricerca del Bambino Gesù, perché il tempo non significa niente nella ricerca delle cose vere. Anno dopo anno va di casa in casa chiedendo: “Si trova qui? È qui il Cristo Bambino?”.
In particolare a Natale, quando vede un bambino che dorme e sente parlare di buone azioni, tira fuori un giocattolo dal suo cestino e lo lascia, non si sa mai.
Sa bene che ogni bambino, anche se non è Gesù Bambino, è sempre una grande speranza per l’umanità intera. E un grande regalo di Dio.

[Ringrazio www.tavernaelfica.forum-express.net per il testo della leggenda della Babushka]

Io amo molto le storie popolari, quindi volevo condividerle con voi :)
Ancora auguri!

domenica 11 dicembre 2016

In my mailbox #3

Buongiorno, Gufetti del Bosco Libroso e buona domenica!
Oggi vi propongo una rubrica a cadenza casuale, con la quale vi mostro le mie entrate libresche.
Settimana scorsa ho acquistato 4 libri usati al mercatino dei libro usati del mio paese, ossia:
-Il cimitero di Praga di Umberto Eco
-Umiliati e Offesi di Fedor Dostoevskij
-Storie strane di Gianni Biondillo
-Gente di Dublino di James Joyce
Inoltre un'amica mi ha prestato Vedrai, la neve ti piacerà di Maria Grazia Cerrai, un libro che parla anche della storia del mio paese negli anni '50, alla quale sono interessata.

E voi, Gufetti? Quali libri si sono aggiunti alla vostra libreria?

giovedì 8 dicembre 2016

Booktrack #28- Sogna, ragazzo sogna

Booktrack è una rubrica a cadenza mensile, ideata dai blog Dreaming Wonderland e Libri per vivere.
 Un blog al mese sceglie una canzone che ama, illustrandone testo o traduzione (quando serve) ed entrambi devono identificare un libro con la determinata canzone spiegandone i motivi.

Buona sera, Gufetti del Bosco Libroso!
Purtroppo il mio PC continua a impallarsi e fare un post é praticamente impossibile, quindi vi scrivo dal telefono, sperando di riuscire a usare un pc decente nei giorni successivi per modificarlo :/
Come ogni mese, eccomi con la rubrica con Ika :)

La canzone di questo mese è stata scelta da me, si tratta di Sogna, ragazzo sogna di Roberto Vecchioni. L'ho scoperta quando mia madre l'ha dedicata ai suoi alunni di quinta elementare e me ne sono innamorata perché è un invito ad andare incontro al proprio destino e vivere la propria vita autenticamente. Questo messaggio era molto sentito da me quando leggevo la canzone e lo è anche ora perché mi interrogo su quale sarà la destinazione delle mie scelte e della mia vita. Ma ora basta parlare, altrimenti vi racconto tutto qui...

Questa canzone a Ika ricorda...
Ero indecisa mentre leggevo il testo della canzone (che è davvero bello!) tra due libri, ma, col senno di poi, mi sono dovuta per forza decidere, no? E la mia scelta è ricaduta su Miss Charity di Marie-Aude Murail. Come avrete potuto leggere, la canzone parla della voglia di lottare, di farcela, di raggiungere un obiettivo lottando contro tutto e tutti quelli che ci remano contro, pensandoci troppo deboli o con sogni troppo grandi rispetto a ciò che sia realistico. E ho trovato una similarità con la piccola protagonista del romanzo, che vuole fare dei disegni e delle storie il suo lavoro, a discapito di ciò che le persone hanno da dire, hanno da pensare. Immaginavo una voce che gli dicesse tutto ciò, anche se non ce n'era bisogno, data la sua determinazione! La forza e il coraggio della protagonista le ho ritrovate nel testo dalla canzone ed ecco spiegata la mia scelta.
Questa canzone a me ricorda...
L'intera canzone mi ha fatto pensare a un libro che ho letto recentemente: L'arte di essere fragili di Alessandro D'Avenia, infatti il messaggio é lo stesso: é un'esortazione ad andare incontro al proprio destino e a sceglierlo e crearlo senza paura e senza condizionamenti perché i grandi "ti diranno parole rosse come il sangue e nere come la notte" e che "quelli come te perderanno sempre", ma il ragazzo non se ne deve curare e deve fare la scelta che gli permetta di realizzarsi, anche se agli occhi di tutti
sembra un sogno impossibile da realizzarsi. Quindi sogna, ragazzo, sogna...
"L'arte di essere fragili" è un epistolario dello scrittore al suo poeta preferito, Leopardi e in questa canzone fin a dalle prime strofe c'è un adulto (tra l'altro Vecchioni é un professore proprio come D'Avenia) che fa riferimento ai poeti, che devono essere un esempio per il ragazzo. Anche D'Avenia propone Leopardi come un modello, che insegna a tutti (ma soprattutto ai ragazzi, infatti all'adolescenza é dedicata la maggior parte del libro) l'arte di essere fragili, infatti il sottotitolo del libro è: "Come Leopardi può salvarti la vita".

Ecco il testo con le parti che mi hanno fatto pensare di più al libro che ho scelto (anche se avrei dovuto evidenziare tutta la canzone!):
E ti diranno parole rosse come il sangue
Nere come la notte
Ma non è vero, ragazzo
Che la ragione sta sempre col più forte
Io conosco poeti
Che spostano i fiumi con il pensiero
E naviganti infiniti
Che sanno parlare con il cielo
Chiudi gli occhi, ragazzo
E credi solo a quel che vedi dentro
Stringi i pugni, ragazzo
Non lasciargliela vinta neanche un momento
Copri l'amore, ragazzo
Ma non nasconderlo sotto il mantello
A volte passa qualcuno
A volte c'è qualcuno che deve vederlo
Sogna, ragazzo sogna
Quando sale il vento
Nelle vie del cuore
Quando un uomo vive
Per le sue parole
O non vive più
Sogna, ragazzo sogna
Non lasciarlo solo contro questo mondo
Non lasciarlo andare sogna fino in fondo
Fallo pure tu
Sogna, ragazzo sogna
Quando cade il vento ma non è finita
Quando muore un uomo per la stessa vita
Che sognavi tu
Sogna, ragazzo sogna
Non cambiare un verso della tua canzone
Non lasciare un treno fermo alla stazione
Non fermarti tu
Lasciali dire che al mondo
Quelli come te perderanno sempre
Perchè hai già vinto, lo giuro
E non ti possono fare più niente
Passa ogni tanto la mano
Su un viso di donna, passaci le dita
Nessun regno è più grande
Di questa piccola cosa che è la vita
E la vita è così forte
Che attraversa i muri per farsi vedere
La vita è così vera
Che sembra impossibile doverla lasciare
La vita è così grande
Che quando sarai sul punto di morire
Pianterai un ulivo
Convinto ancora di vederlo fiorire
Sogna, ragazzo sogna
Quando lei si volta
Quando lei non torna
Quando il solo passo
Che fermava il cuore
Non lo senti più
Sogna, ragazzo, sogna
Passeranno i giorni
Passerrà l'amore
Passeran le notti
Finirà il dolore
Sarai sempre tu
Sogna, ragazzo sogna
Piccolo ragazzo
Nella mia memoria
Tante volte tanti
Dentro questa storia
Non vi conto più
Sogna, ragazzo, sogna
Ti ho lasciato un foglio
Sulla scrivania
Manca solo un verso
A quella poesia
Puoi finirla tu
QUI il post di Ika, alla prossima!

venerdì 2 dicembre 2016

Slice of life #60

Rubrica a cadenza settimanale nella quale parlerò di ciò che mi è successo durante la settimana attraverso alcune parole.

Buon pomeriggio, Gufetti!
Ultimamente non riesco a essere presente perché non riesco a organizzarmi con i tempi e in più il mio computer mi sta lasciando...
Comunque sia, ecco le parole della settimana:
Pienezza: Lo scorso sabato avevo intenzione di fare la volontaria pet colletta alimentare (oltre a fare naturalmente la spesa per la colletta alimentare). È un'iniziativa che mi rende sempre molto felice e piena e per questo ci tenevo a farla. La cosa che mi ha fatto sentire ancora più piena é stato il fatto che ho dedicato tutto il mio weekend agli altri. Infatti in mattinata ho aiutato mia madre a preparare la casa per l'arrivo dei miei parenti, dopo aver fatto la colletta sono tornata a casa e ho passato il tardo pomeriggio con i miei parenti, dopodiché ho accompagnato mia nonna a messa. Domenica al mattino ho fatto la camera-womam per alcuni amici che hanno un canale su YouTube, dopo pranzo sono andata a prendere in macchina mio fratello, che era da una amica e finalmente ho iniziato a studiare. Dopo cena mio fratello mi chiede se posso interrogarlo e quindi abbandono definitivamente l'idea di studiare per aiutarlo.
Sono cose semplici, che magari faccio sempre, ma non così "concentrate" e in generale, anche se non ho studiato come avrei dovuto, ho provato felicità e una piacevole pienezza.
Inquietudine: Ultimamente sono inquieta perché non riesco a capire come organizzare il mio tempo, se lo organizzo bene... Da un lato vorrei che il tempo volesse perché voglio avere riscontri di ciò che faccio, ma dall'altro vorrei avere più tempo.
E voi? Quali sono le vostre emozioni della settimana?

martedì 8 novembre 2016

Il segreto delle parole- Adolescente


Buon pomeriggio, Gufetti!
Torno dopo un mese di pausa, dovuta al fatto che dovevo ambientarmi all'università, capire come studiare e come organizzarmi il tempo.
La parola che vi propongo oggi è adolescente, che ha un'etimologia strettamente connessa a quella della parola alunno, che ho pubblicato ben due anni fa (aiuto, come passa il tempo!).
Adolescente deriva dal latino ad (moto a luogo) + alo (nutrire). Adolescente è il participio presente alo, dunque si potrebbe tradurre come "colui che si nutre".
Il prefisso ad però indica tensione verso qualcosa, dunque questo nutrimento è finalizzato a qualcosa: la realizzazione del giovane nell'adulto, che è colui che si è nutrito (adultus è participiuo passato) e quindi si è realizzato, si è completato.
L'adolescenza è dunque l'età che tende verso la completezza e la pienezza dell'individuo. 
Adolescenza come età della completezza e della pienezza è ricordato spesso anche da Alessandro D'Avenia, che associa a questa parola anche la parola greca olos, che significa "tutto intero" (questa radice oggi rimane solo nell'aggettivo olistico, che designa le cure olistiche).
Integrità, completezza e pienezza sono ciò a cui tendono gli adolescenti. 
Questo mi ricorda una frase di Calvino: "Uno si sente spesso incompleto e invece è solo giovane."
Per me, niente di più vero.

Booktrack #27

Booktrack è una rubrica a cadenza mensile, ideata dai blog Dreaming Wonderland e Libri per vivere.
 Un blog al mese sceglie una canzone che ama, illustrandone testo o traduzione (quando serve) ed entrambi devono identificare un libro con la determinata canzone spiegandone i motivi.

Buongiorno, Gufetti del Bosco Libroso!
Eccomi con la rubrica che condivido con la cara (e paziente!) Ika, che purtroppo il mese scorso mi sono dimenticata di pubblicare... questa università mi sconvolge XD
La canzone è stata scelta da Ika, si tratta di Good grief dei Bastille.



Questa canzone a Ika ricorda...



Appena ho letto il testo della canzone mi è venuto in mente un solo libro (poi ripensandoci, altri libri ce ne sarebbero e anche tanti!), ovvero Voglio vivere prima di morire di Jenny Downham. Non ho pensato al punto di vista della protagonista, ma a quello di Adam, che la incontra, che impara ad amare Tessa, e che sa che forse, anzi molto probabilmente, dovrà sapere come vivere senza lei, come andare avanti con tutti i ricordi, con tutto ciò che ha condiviso con lei. E' difficile riuscire a farlo, perchè è dura soprattutto per chi rimane, non per chi va via. Ma anche se sa che sarà così, che il tempo rimastole è poco, si rende conto che deve vivere quei momenti che ancora hanno, viverli al pieno delle possibilità, proprio come dice il testo della canzone.

Questa canzone a me ricorda...

Ho avuto difficoltà ad associare un libro a questa canzone perché non veniva in mente nessuna relazione forte con conseguente perdita e poiché non è una rarità nei libri, mi sembrava anche strano.
Alla fine ho associato Cime tempestose di Emily Bronte, anche se non so quanto sia azzeccato.
Ho pensato a questo libro perché per Heatcliff la perdita di Catherine é importante e molto forte, tant'è che lo spinge a mettere in atto una serie di meccanismi di vendetta nei confronti dell'uomo che l'ha sposata al posto suo. Inoltre si può dire che Heatcliff perda Catherine tre volte: la prima é quando lui crede che lei non lo voglia per le sue umili origini e scappa, la seconda é quando effettivamente Catherine sposa un altro, mentre la terza volta è quando Catherine muore.

Prima di un Heatcliff rancoroso e vendicativo, penso a un Heatcliff solo e triste, come il protagonista della canzone, che nasconde la faccia tra le mani in preda alla disperazione.

Ecco il testo e la traduzione, con le parti sottolineate che mi hanno fatto pensare al libro :)
Testo:
So, what would you little maniacs like to do first?

Watching through my fingers
Watching through my fingers

Shut my eyes and count to ten
It goes in one ear out the other
One ear out the other
Burning bright right till the end
Now you’ll be missing from the photographs
Missing from the photographs


Watching through my fingers…
Watching through my fingers…

In my thoughts you’re far away and you are whistling a melody
Whistling a melody
Crystallizing clear as day, oh I can picture you so easily
Picture you so easily

What’s gonna be left of the world if you’re not in it
What’s gonna be left of the world oh

Every minute and every hour
I miss you, I miss you, I miss you more!
Every stumble and each misfire
I miss you, I miss you, I miss you more!

Watching through my fingers
Watching through my fingers

Caught off guard by your favorite song
I’ll be dancing at a funeral, dancing at a funeral
Sleeping in the clothes you love
It’s such a shame we had to see them burn
Shame we had to see them burn

What’s gonna be left of the world if you’re not in it
What’s gonna be left of the world oh

Every minute and every hour
I miss you, I miss you, I miss you more
Every stumble and each misfire
I miss you, I miss you, I miss you more

You might have to excuse me
I’ve lost control of all my senses
And you might have to excuse me
I’ve lost control of all my words
So get drunk, call me a fool, put me in my place, put me in my place
Pick me up, up off the floor, put me in my place, put me in my place

Every minute and every hour
I miss you, I miss you, I miss you more
Every stumble and each misfire
I miss you, I miss you, I miss you more
Watching through my fingers, watching through my fingers
Cause every minute and every hour

I miss you, I miss you, I miss you more…

Traduzione:
Allora, cosa vorreste iniziare a fare voi piccoli maniaci?
Guardo attraverso le dita, guardo attraverso le dita
Chiudo gli occhi e conto fino a dieci
Entra in un orecchio ed esce dall’altro, da un orecchio all’altro
Bruciando splendente fino alla fine
Ora non ci sarai più nelle fotografie, non ci sarai più nelle fotografie

Guardo attraverso le dita, guardo attraverso le dita
Nei miei pensieri sei lontana
E stai fischiettando la melodia, fischiettando la melodia
Ti cristallizzi chiara come la luce del giorno
Oh riesco ad immaginarti così facilmente, ti immagino così facilmente

Che cosa rimarrà del mondo se tu non ci sei più?
Che cosa rimarrà del mondo, oh

Ogni minuto ed ogni ora
Mi manchi, mi manchi, mi manchi di più
Ad ogni passo falso e ad ogni fiasco
Mi manchi, mi manchi, mi manchi di più

Guardo attraverso le dita, guardo attraverso le dita
La tua canzone preferita mi coglie alla sprovvista
Oh ballerò ad un funerale, ballerò ad un funerale
Dormire con addosso i vestiti che ti piacciono
È un vero peccato che abbiamo dovuto vederli bruciare, è un peccato che abbiamo dovuto vederli bruciare

Che cosa rimarrà del mondo se tu non ci sei più?
Che cosa rimarrà del mondo, oh

Ogni minuto ed ogni ora
Mi manchi, mi manchi, mi manchi di più
Ad ogni passo falso e ad ogni fiasco
Mi manchi, mi manchi, mi manchi di più

Se vuoi essere un animale da festa, devi imparare a vivere nella giungla
Ora la smetti di preoccuparti e vai a vestirti

Forse devi scusarmi
Ho perso il controllo di tutti i miei sensi
E forse devi scusarmi
Ho perso il controllo di tutte le mie parole
Allora ubriacati, dammi dello scemo
Dammi una lezione, dammi una lezione
Tirami su, fammi alzare dal pavimento
Dammi una lezione, dammi una lezione

Ogni minuto ed ogni ora
Mi manchi, mi manchi, mi manchi di più
Ad ogni passo falso e ad ogni fiasco
Mi manchi, mi manchi, mi manchi di più

Guardo attraverso le dita, guardo attraverso le dita
Perché ogni minuto ed ogni ora
Mi manchi, mi manchi, mi manchi di più

Voi quale libro avreste associato? (vi prego, ditemi qualche libro perchè mi sono sentita stordita per non aver trovato un libro che parlasse della fine di una storia d'amore XP)
Vi piacciono le nostre scelte?
QUI il post di Ika, alla prossima!