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domenica 12 febbraio 2017

Mini recensione: "Persepolis" di Marjane Satrapi


Titolo: Persepolis
Autrice: Marjane Satrapi
Data di lettura: 7 febbraio 2017
Casa editrice: Rizzoli-Lizard
Anno di pubblicazione: 2000
Lingua originale: francese
Trama: Il fumetto descrive la vita di Marjane Satrapi dall'infanzia in Iran, a cavallo della caduta dello Scià e dell'avvento della rivoluzione islamica con il nuovo integralismo, alla successiva maturità in Europa dove una ragazza ormai cresciuta conoscerà un nuovo mondo ed uno stile di vita completamente differente da quello del suo paese, non privo anch'esso di contraddizioni. Infine la protagonista tornerà nel suo paese con la sua nuova coscienza e cultura, laica e occidentale.
Recensione:
È la prima volta che recensisco un fumetto, quindi non so bene come fare ^^"
Il fumetto é un'autobiografia della scrittrice, che è iraniana e racconta la storia del suo paese dagli anni '60 agli anni '90. Per questo l'ho trovato molto interessante, perché mi ha permesso di informarmi in maniera diversa.

Il fumetto è in bianco e nero e lo stile é simpatico e ironico, nonostante la pesantezza di alcuni argomenti. Infatti in alcuni momenti ho provato la stessa angoscia che ha provato Marj in quella circostanza, ma poi c'era sempre una nota che alleggeriva.

Una cosa che mi ha stupito é che in diversi momenti ero convinta che Marj fosse più grande della sua età, forse perchè le vicende che ha vissuto l'hanno costretta a crescere in fretta, ma anche perché lei è sempre stata una bambina piuttosto sveglia. Questa sensazione però è dovuta anche a un elemento "culturale", poiché lei si sposa a 21 anni per poter stare con il ragazzo che ama senza andare contro le leggi iraniane.
Il fumetto mi ha coinvolto sia in termini di interesse sia in termini di emotività, quindi non posso che dargli il massimo dei voti.
Voto: ☆ ☆ ☆ ☆ ☆

martedì 13 settembre 2016

Mini-recensione: Chimica della vita e microscopio


Buona sera, Gufetti del Bosco Libroso!
Alla fine siccome non avevo ancora finito di leggere il libro di Cosmacini Chimica della vita e microscopio - Pasteur e la microbiologia ho preferito finirlo e lasciarvi un mio parere su questo breve saggio, che ho apprezzato.
Non so quanti di voi siano interessati alle scienze e in particolar modo alla biologia, ma il libro non è troppo tecnico (anzi la questione è affrontata da un punto di iusta filosofico) e la mia mini-recensione non lo è affatto.
Innanzi tutto questo libro fa parte di una collana della casa editrice Albo Versorio chiamata "L'idea e lo strumento". Alla base della collana c'è il seguente pensiero: "È nato prima l'uovo o la gallina?": la domanda di senso comune esprime, banalizzandolo, un interrogativo filosofico che percorre la storia delle idee e la storia delle tecniche: é nato prima il concepimento teorico, ideale, o l'esperienza pratica, fattuale e strumentale?"
Ogni libro di questa collana analizza un personaggio della storia della scienza, in questo caso Pasteur, per cercare di rispondere a questa domanda. Per questo per me si è configurata come una piacevole lettura e sono giunta alla conclusione che un uomo trova sempre uno strumento per dare prova della sua idea. Così ha fatto Pasteur, che si è servito del microscopio per indagare alcuni fenomeni della vita quotidiana, come l'inacidimento del burro o del vino, scoprendo l'esistenza di microrganismi, i batteri, e successivamente trovando il modo di debellarli e ipotizzando che un fenomeno simile potesse accadere per le malattie umane. Purtroppo non riuscì a vedere i virus al microscopio, ma comprese la loro esistenza e aprì la strada alle scoperte scientifiche dell'avvenire.

mercoledì 27 aprile 2016

Recensione: Il piacere

Titolo: Il piacere
Autore: Gabriele D'Annunzio
Casa Editrice: //
Anno di pubblicazione: 1891 
Lingua originale: italiano  
Riconoscimenti:  //                      
Data di lettura: 19 marzo           
Citazione: Dopo, una immensa tristezza la invase; la occupò l'oscura tristezza che è in fondo a tutte le felicità umane, come la foce di tutti i fiumi è l'acqua amara.
Trama: Andrea Sperelli è un nobile che vive a Roma sul finire dell'Ottocento, quando ormai la classe nobiliare è in declino. La sua vita e quella della piccola cerchia di nobili suoi amici è fatta di lusso, ricercatezza, piacere e pettegolezzi. Quando Sperelli conosce Elena Muti se ne innamora subito e inizia una passionale relazione con lei, che però si interrompe bruscamente.
Sperelli continua la sua vita libertina fino a quando, a causa di una ferita in un duello, è costretto alla convalescenza. In questo periodo si purifica dalla passione per Elena Muti e conosce un'altra donna, Maria, della quale si innamora di un amore diverso, più spirituale.
Successivamente torna a Roma, dove si conclude la sua vicenda amorosa.

Recensione: Questa lettura é stata davvero interessante. Ero piuttosto curiosa di leggere questo libro perché mi affascinava l'idea che un uomo potesse vivere solo per il piacere; giusto o sbagliato che sia, è un ideale che riempe la vita e le conferisce una sorta di eroismo. Temo di non essere riuscita a spiegare il perché mi affascinava, ma pazienza, veniamo alla recensione.

Inizialmente la storia non mi coinvolgeva tanto perché era piuttosto lenta, poi le vicende di un personaggio così passionale come Andrea Sperelli mi hanno coinvolto.         
Andrea Sperelli è un personaggio raffinato e ipersensibile al piacere, che ricerca in ogni cosa, dagli oggetti raffinati alle donne.

Egli parlava con naturalezza quel linguaggio manierato,  quasi estenuando nell'artifizio delle parole la forza del suo sentimento.

C'è una scena, che mi piace molto, nella quale Andrea partecipa ad un'asta di oggetti preziosi e ricercati e compra alcuni di essi a cado. Mi piace perché mi fa capire come questo personaggio voglia riempire di cose e di piaceri il vuoto esistenziale.

Elena Muti è una femme fatale, seducente, sa come comportarsi con gli uomini e specialmente con Andrea, che le somiglia.
Andrea prova per Elena un sentimento totalizzante e quando la loro relazione finisce, é come se non avesse più un motivo per vivere, continua la sua vita vivacchiando e trastullandosi con piaceri di breve durata.
La sua relazione con Elena é stata come un grande amplesso, dopo il quale subentra la stanchezza. In questo momento, che coincide col periodo di convalescenza, Andrea é debole e si ripromette di non amare mai più. Poiché però è anche più buono si innamora di  una donna buona, Maria Ferres.
Maria è una donna casta e sebbene sia sposata, si abbandona all'amore per Andrea perché vede che lo fa stare bene e che lo salva.  Maria è a metà strada tra la donna angelicata dello Stilnovo, il cui sguardo dona salvezza, e la donna romantica, tipo Anna Karenina.
SPOILER (... che poi quanto sto pe dire ve lo spoilerate ovunque).

Il rapporto con Maria non lo coinvolge tanto quanto quello di Elena, infatti nell'amplesso, nel quale provava piacere solo se ripensava a quello con Elena, si lascia sfuggire il nome di quest'ultima e Maria capisce l'inganno.

FINE SPOILER

Da quanto detto poco fa, ma non solo da questo, si coglie il tema del doppio e della bipolarismo. Andrea ama la donna ideale che si crea con la sovrapposizione di Elena e Maria, due donne completamente opposte.
Omen nomen dicevano i latini e nel caso delle due donne è proprio vero, infatti Elena richiama alla mitica seduttrice he causò la rovina di Troia, mentre Maria che dona salvezza è la Madonna. Volendo anche il nome Andrea dice qualcosa della sua personalità. Infatti Andrea viene dal greco ανδρός  (andros) che significa uomo nel senso di maschio  (è l'equivalente del latino "vir" dal quale deriva l'aggettivo virile), ma anche eroe e marito. Infatti in Andrea Sperelli è sicuramente presente una dimensione virile e eroica, visibile nella sua ricerca di un piacere artificiale che lo separi dalla piatta quotidianità e nel suo estetismo.
Andrea infatti è un esteta, non a caso compone versi come se parlasse normalmente. Anche Elena è un'esteta e lei stessa lo aveva intuito, motivo per cui era rimasta attratta da lui, ma sono troppo simili per poter vivere bene insieme, ci riescono solo in una cornice estetica, come il palazzo barocco di 'Ca Zuccari, dove vive Sperelli.
A proposito delle ambientazioni del romanzo, è interessante notare che 'Ca Zuccari é uno dei palazzi più barocchi di Roma e riflette colui che lo abita. Il barocco é sproporzione e vistosità per creare stupore, così è Sperelli, eccessivo e oltre misura nella sua passione, alla continua ricerca della vistositá che lo faccia differenziare dalla massa.

Il piacere è una forza istintiva che guida l'uomo e che alla fine lo rende schiavo delle cose perché lo spinge a cercare la sua soddisfazione sempre in beni materiali e finiti, che però non si esauriscono mai (si potrebbe fare un parallelismo con Epicuro e i desideri naturali e innaturali, ma la recensione non finirebbe più). Così facendo l'uomo precipita del mondo dell'impersonalitá  (quello del "si" impersonale: si dice, si fa...), quel mondo della società di massa che si stava affermando al tempo di D'Annunzio e che Sperelli con aristocratico disprezzo voleva evitare. Nella società di massa si perde l'individuo, ma anche quando ci si assoggetta agli oggetti, poiché si perde la propria soggettività.
Voto: ☆☆☆☆

sabato 23 maggio 2015

Recensione: Il piccolo principe



Titolo: Il piccolo principe                                                    
Autore: Antoine de Saint-Exupery         
Casa Editrice: Bompiani      
Anno di pubblicazione: 1943     
Lingua originale: francese   
Riconoscimenti:
Data di lettura: 2002, aiutata da mia madre perché avevo solo 5 anni, ma poi ovviamente l'ho riletto un sacco di volte ^^     
Citazione:          
Trama:  L'autore ha un incidente in aeroplano nel deserto e qui incontra un bambino, che gli chiede di disegnargli una pecora. Questo bambino è il piccolo principe, che proviene da un altro pianeta e inizia a raccontargli i suoi viaggi.              
Recensione:  Molte persone amano questo libro e io ho sempre pensato che fosse impossibile non amarlo, anche se successivamente mi sono resa conto che diverse persone non lo apprezzano folli!.
Per questo con la mia recensione ho intenzione di spiegare perché io lo adoro.
È una metafora della vita, quindi a ogni età dice qualcosa di nuovo perché è diversa la domanda con la quale ci poniamo nei confronti della vita.
A 5 anni ovviamente avevo apprezzato solo la favola del piccolo principe, anche se mi era piaciuto come il piccolo principe coltivasse la sua amicizia con la volpe e mi era rimasto anche impresso il lampionaio, anche se non ricordo il motivo.
Successivamente ho scoperto i vizi, la morte, il problema del male e sono letteralmente cresciuta con questo libro.

È scritto per i bambini e raccontato da un bambino perché i bambini nella loro semplicità e innocenza riescono a comprendere la realtà meglio degli adulti perché hanno un rapporto più puro con essa, non sono influenzati dalle convenzioni sociali, non si preoccupano degli affari, del profitto e riescono a raggiungere l'essenziale nei rapporti. Quell'essenziale che, come dice il piccolo principe stesso, si coglie solo col cuore, perché è invisibile agli occhi (e all'intelletto, aggiungo io).
Per questo al piccolo principe importa il nome di un amico, mentre agli adulti quanto guadagna suo padre, al piccolo principe importa che sul suo pianeta ci sia un fiore che ha bisogno delle sue cure, mentre al cartografo non importa.

Lo stile rispecchia il messaggio dell'autore ed è adatto al target a cui il libro è rivolto, infatti è semplice e lineare, ma il ritmo rimane sempre vivo grazie alla curiosità del piccolo principe.
Come si fa quindi a non amare un libro che parla della vita? Sarà che io amo l'aspetto esistenzialista, le allegorie e i libri con le morali  (per questo adoro le favole), insomma sarà quel che sarà.
Voi cosa ne pensate?
Voto: