lunedì 17 agosto 2020
Blog trasferito!
sabato 1 agosto 2020
Recensione: "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad
Un'analisi della psicologia dell'uomo europeo che si espone all'Africa
mercoledì 29 luglio 2020
WWW Wednesday #5
lunedì 27 luglio 2020
Il segreto delle parole - Alba
Buona sera a tutti!
Vorrei cercare di riprendere la consuetudine del passato di pubblicare una nuova etimologia ogni lunedì e non a cadenza casuale come avevo fatto nei mesi scorsi. Purtroppo ho perso il foglio in cui annotavo di volta in volta le parole di cui vi avrei voluto parlare, ma adesso ho iniziato a fare una lista di nuove parole che mi sono venute in mente in questi giorni di relax.
È il femminile del latino albus, che significa "bianco", ma anche "brillante"(avete presente l'effetto che fa un bianco veramente bianco? Sembra che brilli).
La parola latina infatti viene dalla radice indoeuropea aus, aues che significa "brillare", "fare luce". Da questa radice in greco abbiamo Eos, la dea dell'alba, che ogni mattina lascia la sua dimora nell'oceano e sale sulla biga per andare a diradare le tenebre della notte.
Omero poeticamente la definisce la dea dalle rosee dita e la descrive come una donna dal vestito color zafferano.
Questo rosso-rosa infatti è il tipico colore con cui l'alba si manifesta ai nostri occhi così come a quelli degli antichi Greci e quindi è inevitabile che venisse descritta così.
Io amo questi colori e amo l'alba, infatti ogni volta che la vedo mi sento come una eletta perché di solito una persona non è sveglia all'ora a cui il sole sorge e si perde questo bello spettacolo. Spesso d'estate ho visto l'alba sorgere al mare e vi allego una delle foto di cui sono più soddisfatta per essere riuscita a catturare in maniera più simile i colori.
mercoledì 22 luglio 2020
Recensione: "L'inventore di sogni" di Ian McEwan
Tuttavia in occasione della tappa di giugno della mia challenge #viaggiatoritralerighe ambientata in uno degli stati in cui regna la regina Elisabetta e visto il periodo di esami, ho deciso di leggere questo libriccino.
La prima cosa che ho apprezzato è stata l'incipit ed ero subito pronta a ricredermi sul libro, tuttavia le prime storie (che tra l'altro già conoscevo) non mi hanno comunicato granché e questo mi ha reso difficile avere voglia di continuare la lettura. Devo dire che col senno di poi anche i primi racconti, come quello delle bambole che si vendicano perchè Peter ha rubato loro la stanza o quella in cui il protagonista entra nel corpo del suo gatto aiutano a comprendere che sta per avvenire un cambiamento: il Peter bambino deve diventare grande e il passaggio è traumatico, per questo ha bisogno di affrontare alcune sfide che gli daranno grandi insegnamenti.
Dico col senno di poi perché man mano che la storia procede la crescita di Peter diventa sempre più evidente e infatti ho iniziato ad apprezzare di più questo libro. I miei racconti preferiti sono quello sul prepotente e quello finale, talmente verosimile che penso che ognuno di noi da bambino abbia fatto un tale sogno.
Cambiamento e crescita sono i temi fondamentali di questo romanzo, al quale non manca un pizzico di magia, perché si sa che nei sogni può accadere qualunque cosa. I temi sono in un certo senso già anticipati nella citazione scelta da McEwan e messa come epigrafe all'inizio del libro: si tratta di una frase dalle Metamorfosi di Ovidio e, leggendo proprio oggi l'inizio di un altro libro di questo scrittore inglese, mi sono resa conto di quanto sia fondamentale: non è solo evocativa, ma dice del cuore del romanzo.
Quello di McEwan è un esperimento interessante: un libro per bambini in cui lo stesso scrittore ritorna bambino, immaginandosi i sogni del suo protagonista, sogni però che sembrano così reali (e questo capita a un sacco di persone che sognano) che a volte perfino io mi dimenticavo che in realtà era, appunto, tutto un sogno.
Lo stile è favoloso, ogni parola è posizionata alla perfezione e risulta coerente con l'età del protagonista. Sicuramente, anche se il libro non è tra i miei preferiti, proprio perché ho amato lo stile mi è venuta voglia di leggere altri suoi libri che mi ispirano di più, come "Nel guscio" che ho iniziato oggi.
Voto: ☆☆☆|5
mercoledì 20 maggio 2020
WWW Wednesday #4
- What have I read?
Cosa sto leggendo?
Ho iniziato proprio ieri Il ritorno del re, ultimo libro della trilogia di Tolkien. Non posso dirvi molto perché sono solo al primo capitolo.
In questa settimana ho finito di leggere sia Le due torri di Tolkien sia Stupore e tremori di Amelie Nothomb.
Le due Torri me lo aspettavo diverso, forse per via del primo libro, anche se comunque mi è piaciuto, mentre il libro della Nothomb, una delle mie scrittrici preferite, l'ho adorato e, siccome ormai ero abituata ai suoi libri più recenti, ho apprezzato molto ritrovare il suo vecchio stile graffiante e ironico.
Cosa leggerò?
Esami in arrivo, anche troppi perché mi hanno annullato interamente la sessione invernale perché volevano farci fare gli esami non online, salvo poi farceli fare comunque online a giugno (capacità predittiva di un pesce rosso -_-). Questo vorrà dire 0 tempo per le letture, per questo voglio provare a buttarmi su qualcosa di leggero e penso quindi che recupererò un classico della letteratura per ragazzi: Anna dai capelli rossi di Lucy Montgomery.
E voi? Quali letture avete in programma questo mese?
martedì 12 maggio 2020
Recensione: "Il castello bianco" di Orhan Pamuk
Una metafora sul rapporto tra Oriente e Occidente
Trama: Nel Seicento un italiano viene catturato dai Turchi e venduto come schiavo ad un astronomo musulmano, sorprendentemente identico a lui. I due lavorano insieme a diversi progetti tecnico-scientifici per il Padiscià, guadagnandone entrambi la stima. Progettano anche un macchinario bellico per la guerra in Polonia, che però non funziona. A seguito di questo evento solo uno dei due uomini tornerà in Turchia.
Recensione: Ho letto "Il castello bianco" perché quest'anno, frequentando un corso di laurea magistrale in inglese, ho conosciuto una ragazza turca, di cui sono diventata amica. Mi ha molto incuriosito il suo paese e la sua cultura perché per certi versi assimilo molto i turchi ai greci (ma loro odiano questa cosa) e quindi agli europei, per altri versi, in primis per la religione musulmana e l'influenza culturale che ne consegue.
Per questa mia curiosità ho deciso di cercare un libro turco da leggere e ho scoperto Orhan Pamuk, lo scrittore turco più conosciuto al mondo, vincitore anche del Nobel per la Letteratura nel 2006.
Parlando adesso del libro, il romanzo inizia in medias res con la voce narrante, un italiano, che viene catturato dai Turchi mentre si trova su una nave a causa della vigliaccheria del proprio comandante. Viene quindi portato a Istanbul e imprigionato come schiavo ma, spacciandosi per medico, riesce a evitare i compiti peggiori. Un giorno viene invitato alla Corte del Padiscià, che è malato. Qui il protagonista si accorge della straordinaria somiglianza che lui, uomo italiano, ha con un astronomo turco che si fa chiamare Maestro.
Attorno questa somiglianza ruota tutto il libro, infatti l'italiano viene poi venduto all'astronomo e iniziano a lavorare a progetti scientifici insieme, di cui poi si prendeva il merito il turco. Ma al di là di questo, ciò che è estremamente interessante in questo romanzo è il rapporto tra i due uomini, metafora del rapporto tra Oriente e Occidente: il turco è attratto dalle conoscenze dell'italiano e cerca di farsi insegnare da lui tutto lo scibile, tuttavia è anche molto orgoglioso del suo sapere e della sua cultura.
L'elemento curioso è che, pur vivendo insieme, inizialmente il turco non si rende conto della somiglianza con il suo schiavo. Tuttavia quando se ne accorgerà, inizierà ad essere ossessionato da alcune domande esistenziali "cosa rende l'essere umano unico?", "Qual è l'elemento di superiorità degli italiani rispetto ai turchi?".
Su quest'ultima domanda il Maestro si accanisce, prima contro l'italiano e poi con un assurda e ossessa ricerca condotta tra gli uomini più miserabili di fede musulmana e cristiana, che alla fine è volta solo a confermare la sua teoria: i musulmani sono superiori ai cristiani. Sarà così?
Il tema del doppio e dell'identità così come il rapporto tra Oriente e Occidente sono i due perni attorno a cui ruota tutto il romanzo, ambientato in una Turchia descritta con sfumature che mi ricordano quelle di un quadro impressionista.
Per quanto riguarda le descrizioni, una in particolare mi ha colpito per la straordinaria affinità col nostro periodo. Anche a Istanbul nel Seicento scoppia un'epidemia di peste e il Maestro e il protagonista sono chiamati a fermarla. Tra le misure che suggeriscono al Sultano ci sono quelle di evitare gli assembramenti, motivo per cui vengono chiusi i mercati e evitare gli spostamenti. Infatti vengono posti i Giannizzeri a presidio degli ingressi delle città. Vi ricorda qualcosa?
In conclusione posso dire che è stata sicuramente una piacevole lettura, anche se la scrittura di Pamuk è elaborata e non rinuncia a metafore. Alla fine, quello che mi porto con me da questa lettura è la famosa frase del film Mediterraneo di Salvatores: "Italiani, Turchi: una faccia, una razza".
p.s. i dolcetti che vedete in foto vengono proprio dalla Turchia, sono un regalo della mia amica :)
domenica 10 maggio 2020
Il segreto delle parole - Madre
Buongiorno e buona festa della mamma!
In questa occasione ho deciso di riesumare la mia vecchia rubrica Il segreto delle parole in cui vi proponevo ogni lunedì l'etimologia di una parola.
Oggi non è lunedì, ma vi voglio parlare dell'etimologia della parola madre.
La parola deriva dall'accusativo latino matrem, che trova corrispondenza anche nel greco antico meter-tris.
Alcuni ritengono che venga dalla radice indoeuropea "mâ", col significato di "misurare", "ordinare" presente anche nel sanscrito matṛ, che significa "madre", ma anche "ordinatrice". Da questa radice deriverebbero anche le parole italiane metro, mano, mese e morale.
La radice indoeuropea dà come esito mother in inglese, mutter in tedesco, mère in francese e mai in spagnolo.
Altri pensano invece che non esista una vera e propria etimologia e che la parola derivi dalla ripetizione di una delle lettere che per i bambini piccoli è più facile da pronunciare, la "m". Questa spiegazione sarebbe supportata anche dal fatto che i bambini dicono "mamma" anziché "madre.
Ed è proprio questa l'interpretazione che Erri De Luca sceglie nella poesia Mamma Emilia.
mercoledì 8 aprile 2020
WWW Wednesday #3
martedì 31 marzo 2020
Recensione: "Lo Hobbit" di Tolkien
Lo Hobbit
Là dove il mondo di Tolkien ebbe inizio
Bilbo è un Hobbit di 50 anni, vive nella sua comoda caverna della Contea, quando un giorno riceve la visita dello stregone Gandalf. Da quel momento la sua vita cambierà per sempre e partirà in fretta e furia, in veste di Scassinatore, insieme ai Nani per la riconquista di un tesoro, un tempo appartenuto ai Nani, custodito dal drago Smog. Un'avventura che, nonostante i pericoli anche mortali, si rivelerà arricchente e cambierà profondamente il carattere di Bilbo, risvegliando il suo lato Tuc.
Coraggio, astuzia e intraprendenza sono attributi che Bilbo pian piano inizia a manifestare, tuttavia ciò che più mi è piaciuto di questo personaggio è che rimane sempre uno Hobbit, amante della pace e incline alla pietà e al perdono.
Un elemento interessante è che nello Hobbit troviamo un esempio di serendipità (vi rimando all'articolo di Artspecialday ove ho trovato questa analisi della serendipità) .
Secondo la Treccani online serendipità è la capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte (specialmente in campo scientifico), mentre si sta cercando altro. Serendipità però è molto più di un colpo di fortuna perché richiede una certa predisposizione d'animo personale, come la storia di Bilbo dimostra. Per un fortuito caso egli trova l'Anello (anche se Tolkien in ISDA dirà che l'Anello stava cambiando padrone per cercare di ricongiungersi a colui che lo aveva forgiato), ma grazie alla sua perspicacia riesce a utilizzarlo in maniera astuta per salvare se stesso e gli altri. Nell'articolo si dice che probabilmente Tolkien non aveva in mente la serendipità, infatti in tutta la sua opera non si trova questo vocabolo o sinonimi, tuttavia è un ottimo esempio di questa abilità da cui tutti noi possiamo imparare.
Per converso i Nani, e in particolare il loro capo, Thorin Scudodiquercia, non mi sono mai stati simpatici: inizialmente non credono che Gandalf abbia fatto la scelta giusta proponendo loro Bilbo come compagno di viaggio, poi si ricredono, ma tendenzialmente continuano ad essere orgogliosi e monolitici.
Lo stregone Gandalf il Grigio è invece il classico personaggio che nei fantasy interviene per aiutare l'eroe. Nei primi incontri coi nemici, come Cavalieri Neri o Troll, è sempre lui che risolve la situazione, anche se dopo esce di scena per lasciare emergere il protagonista, Bilbo, e le sue abilità. Ho sempre ritenuto Gandalf un personaggio potente e indistruttibile, pertanto un aspetto che ho apprezzato è che in alcune situazioni anche lui teme di non farcela, anche se poi anche con un pizzico di fortuna riesce a trovare una soluzione.
Il libro si configura dunque con tutti gli elementi tipici del fantasy e della fiaba: protagonista, avventura, prove da superare, oggetto magico, antagonista e aiutante. Tuttavia verso la fine a mio avviso si discosta dal tradizionale canovaccio in un modo che mi ha sorpreso, ma che ho apprezzato molto.
Un'altra cosa che mi è piaciuta è che nella battaglia finale si ritrovano quasi tutti i personaggi incontrati lungo la storia.
Lo stile è diverso da quello del Signore degli Anelli, si capisce che questa storia era stata pensata per i bambini, infatti ci sono descrizioni meno articolate, solo quel che basta per caratterizzare luoghi e personaggi, e il narratore chiama spesso in causa il lettore/ascoltatore con frasi tipo: "Ti ricordi?". Mi fa pensare anche a un libro rivolto ai bambini il fatto che a volte il narratore dica frasi come "Questo accadrà molto più avanti" perché sono espedienti per mantenere la curiosità. Comunque proprio questa diversità di stile mi ha fatto apprezzare Lo Hobbit più di ISDA alla mia prima lettura.
Complessivamente sono felice di avere avuto con #ungdlperscorirli l'opportunità di leggere in primis Lo Hobbit perché ci sono alcuni personaggi o concetti che qui vengono spiegati bene, apparendo per la prima volta, come i Cavalieri Neri o Gollum. Grazie a Lo Hobbit rileggendo adesso Il Signore degli Anelli lo sto apprezzando molto di più e sto notando un sacco di dettagli che prima mi erano sfuggiti, soprattutto per ciò che ha a che fare con l'Anello e il suo funzionamento.
Scheda libro:
Titolo: Lo Hobbit
Autore: J.R.R. Tolkien
Anno di pubblicazione: 1937
Lingua originale: inglese
Pagine: 342
Genere: fantasy
venerdì 27 marzo 2020
Impressioni teatrali #1 - Il ragazzo dell'ultimo banco
Oggi è la Giornata internazionale del teatro e io colgo l'occasione per inaugurare una nuova sezione del mio blog, quella teatrale.
Già lo scorso anno dopo aver visto Il ragazzo dell'ultimo banco al Piccolo Teatro di Milano avevo chiesto su Instagram se foste interessati a una mia opinione sugli spettacoli che vado a vedere e la risposta era stata 100% affermativa... ma io poi non ho fatto nulla.
Approfitto dunque di questa giornata per parlarvi proprio de Il ragazzo dell'ultimo banco, ma vi avviso, non sarà una recensione, tuttalpiù una mia "impressione", un'opinione.
| Crediti foto: Masiar Pasquali www.piccoloteatro.org |
Il ragazzo dell’ultimo banco
di Juan Mayorga
traduzione Antonella Caron
regia Jacopo Gassmann
scene Guido Buganza, costumi Giada Masi
luci Gianni Staropoli, movimenti Alessio Maria Romano
sound designer Lorenzo Danesin, video a cura di Stefano Teodori
con (in ordine alfabetico) Pierluigi Corallo, Alfonso De Vreese, Fabrizio Falco, Pia Lanciotti, Danilo Nigrelli, Mariángeles Torres
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa
German, professore di letteratura, si trova nella sua casa e sta leggendo i temi dei suoi alunni su cosa avessero fatto nel fine settimana. E' arrabbiato e insoddisfatto perché i suoi alunni non sanno scrivere. Ad un certo punto un tema attrae la sua attenzione: Claudio, un ragazzo agli occhi del professore insignificante, che siede sempre all'ultimo banco, racconta che per la prima volta è riuscito ad entrare nella casa del suo amico Rafa, con la scusa di dargli ripetizioni di matematica.
Rafa, al contrario di Claudio, è ricco e la sua casa è sempre stata un oggetto misterioso e inaccessibile, che Claudio da tempo seduto su una panchina vicino alla casa sognava e desiderava conoscere.
Il tema di Claudio si conclude con un "Continua." lasciando intendere che ci sarà un seguito. Nei giorni successivi Claudio consegna al professore il seguito del tema: mentre Rafa cerca di svolgere gli esercizi assegnati, Claudio esplora la casa e conosce la madre, donna annoiata che passa il suo tempo a leggere riviste sulla casa pensando alle modifiche che potrebbe apportare, e il padre, appassionato di sport. Col passare del tempo Claudio conosce meglio la famiglia e cerca di farsi apprezzare, celando la sua origine e tentando di imitare il loro stile di vita.
Frattanto German decide di insegnare al ragazzo a scrivere, riversando in lui tutte le sue ambizioni giovanili, ma anche la sua passione per la letteratura. Col proseguire dei temi il rapporto tra il professore e il ragazzo dell'ultimo banco diventa più intimo, quasi padre-figlio, ma anche più sfacciato. In diversi punti German criticherà apertamente il modo in cui Claudio scrive, accusandolo di ricorrere a mezzucci per attirare la simpatia del lettore, e allora ecco che gli attori recitano nuovamente la versione "vera" e non caricaturale della storia.
Diverse e interessanti sono le tematiche trattate, in primis l'ossessione di entrare nella vita degli altri, e soprattutto, di vivere la vita degli altri, che è una tematica che mi ha stupito, e la differenza tra classi sociali. Questi due elementi, oggi, mi richiamano alla mente il film Parasite, ma ovviamente quando vidi lo spettacolo non potevo fare questo collegamento, in quanto il film non era ancora uscito.
Tuttavia la tematica che più mi ha affascinato è il confine labile tra realtà e immaginazione, tema che per le modalità con cui viene affrontato mi ricorda Le notti bianche di Dostoevskij. Ognuno infatti racconta la storia come vuole e Claudio, che tanto ha sognato (ma anche disprezzato) quella vita, non può essere immune da questo e già il professore lo aveva fatto notare.
Anche German però è un po' un sognatore, infatti vive troppo nel racconto del suo allievo e presta poca attenzione alla sua vita familiare.
L'intrusione nella famiglia di Rafa però è destinata a finire, Claudio è respinto. Il ragazzo dell'ultimo banco tenta allora il "folle volo", cercando di entrare nella vita del professore, andando a conoscere sua moglie. Ma cosa succede a chi osa superare le Colonne d'Ercole? German legge la realtà che si è consumata tra le mura di casa sua, il tema è finito, lui è furibondo e vuole incontrare il ragazzo.
Lo spettacolo si chiude quando la tensione è al massimo con le parole del ragazzo "Questo è il finale", ma in fondo, ne siamo davvero sicuri?
Anche lo spettatore è vittima del racconto.
Spero che questo post vi sia piaciuto, fatemelo sapere nei commenti :)
mercoledì 25 marzo 2020
Dantedì: l'infinito matematico nella Commedia
Oggi sono particolarmente felice perché ho avuto modo di riprendere, per questo post, un mio grande amore del liceo (talmente grande che ci ho scritto pure la tesina sopra): Dante.
Il Mibact ha istituito quest'anno il Dantedì, infatti il 5 marzo del 1300 iniziava il viaggio ultraterreno di Dante, viaggio narrato nella sua opera più famosa: la "divina" Commedia.
Io per questo primo Dantedì ho deciso di parlarvi di Dante e matematica, oggetto della mia tesina, nonché titolo di un libro di Bruno D'Amore di cui vi ho riportato un estratto su Instagram.
Uno dei concetti più affascinati per l'uomo di tutti i tempi è sicuramente il concetto di infinito. Il Cristianesimo afferma che solo Dio è in grado di concepire l'infinito e questo dettame era particolarmente forte all'epoca di Dante. Ma come parlare di infinito in modo da renderlo comprensibile all'uomo?
In Par XXVIII, 91-93 Dante scrive:
«L’incendio suo seguiva ogni scintilla;
ed eran tante, che ‘l numero loro
più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla»
Georg Cantor risolve il problema dell’infinito in atto, cioè un insieme di infiniti. Egli non parte dall'assioma, su cui si fondano le teorie di Aristotele, secondo il quale il tutto è maggiore della parte perché non avrebbe permesso di indagare gli infiniti. Al contrario pone come base la corrispondenza biunivoca tra due insiemi: infatti, dati gli insiemi A e B, si associa a ogni elemento di A uno e un solo elemento di B e a ogni elemento di B uno e un solo elemento di A.
mercoledì 18 marzo 2020
WWW Wednesday #2
Cosa ho appena finito di leggere?

Cosa sto leggendo?


Oggi ho iniziato a leggere Notturno indiano di Antonio Tabucchi per la seconda tappa di #viaggiatoritralerighe. Avrei potuto finirlo tutto d'un fiato, anche perché è un libro corto, però ho voluto lasciarmi le ultime 20 pagine circa per stasera: infatti un libro in cui tutto avviene di notte, mi sembrava strano leggerlo in balcone sotto il sole XD
Sto anche leggendo La Compagnia dell'Anello, primo libro della famosa trilogia di Tolkien. In realtà si tratta di una rilettura, infatti i primi due libri di questa trilogia li o già letti, ma sto partecipando a un gruppo di lettura chiamato Un gdl per scoprirli e mi sembra anche opportuno rileggere tutto prima di buttarmi sul terzo libro.
Cosa leggerò?

Un mese fa ho preso in biblioteca Il castello bianco di Pamuk. Un'amica turca infatti per Natale mi aveva regalato dei dolcetti turchi e mi è venuta voglia di scoprire meglio il suo paese, quindi ho cercato su Internet autori turchi famosi e ho trovato Pamuk, che ha vinto anche il Nobel per la letteratura nel 2006, oltre ad altri famosi premi internazionali. Sicuramente Il castello bianco sarà la mia prossima lettura.
Come vedete in questi giorni di quarantena sto viaggiando molto: Cina, India, a breve Turchia, ma anche la terra di Arda.
Dove vi hanno portato le vostre letture questa settimana? Ditemelo nei commenti :)
giovedì 5 marzo 2020
Recensione: "Un tenebroso affare" di Balzac
Il primo noir della letteratura
Finalmente è arrivata la recensione del primo libro che ho letto nel 2020: Un tenebroso affare di Honorè de Balzac.
Il romanzo trae spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto nella Francia degli anni '30 dell'Ottocento, tra la rivoluzione e la restaurazione monarchia, con Napoleone in ascesa (Napoleone che farà anche la sua comparsa verso la fine del libro).
Il primo personaggio che entra in scena è Michu, un fattore della campagna francese che gestisce la proprietà di Godrenville. Nella sua descrizione, che ricorda la tecnica del Lombroso, sembra un personaggio abietto e negativo, il lettore si aspetta che faccia una brutta fine e sei quasi contento di questo, ma poi arriverà a simpatizzare per lui. Qui si intravede la ricerca antropologica che Balzac stava conducendo in quel periodo e che lo porterà alla sua opera principale, La Commedia Umana.
Tuttavia il personaggio che traina fino alla fine la vicenda è mademoiselle Laurence de Cinq-cygn, simbolo di una aristocrazia indomita che odia Napoleone e trama per il ritorno dei Borboni. Una donna forte, come le sue nobili antenate, coraggiosa, orgogliosa e astuta, ma che nel corso della vicenda imparerà anche a riconoscere il limite.
Balzac descrive gli intrighi di potere tipici di quel periodo di transizione in cui tutti fingono di collaborare l'uno con l'altro, ma in realtà cercano sempre un modo per tenere in scacco l'altro e uscire indenni dalle situazioni. Queste trame rendono tenebroso e oscuro l'affare in cui vengono implicati Michu, mademoiselle Laurence de Cinq-cygn e i suoi cugini, un caso che Balzac descrive in maniera da far perdere il lettore e a far crescere in lui il desiderio di scoprire come siano andate veramente le cose.
La prima parte del romanzo è abbastanza lenta e molto descrittiva, probabilmente anche perché il romanzo veniva raccontato a puntate, ma i capitoli si interrompono sempre in modo da creare suspense. La seconda parte invece coinvolge molto di più il lettore che rimane invischiato nelle macchinazioni dei personaggi politici, il ritmo è serrato, ma non si corre verso il finale, infatti Balzac ci regala un excursus sulla legge e sui tribunali francesi in quel periodo. Il fatto che l'esito del processo non risolva la situazione mi è molto piaciuto, ma qui arriva quella che io ritengo essere la parte più debole: il finale.
Il finale non mi ha convinto, il libro poteva finire un capitolo prima e lasciare tutto irrisolto, un vero "tenebroso affare". Non mi ha convinto perché l'agnizione avviene in maniera decisamente scollegata dal resto dei fatti, a distanza di tempo. Da un lato è un bell'espediente che sicuramente funziona, dall'altro ha avuto in me l'effetto di smorzare il pathos che l'autore aveva così abilmente creato e che era culminato nel processo e nel suo esito.
Complessivamente una lettura coinvolgente, anche se non molto scorrevole, la voglia di scoprire quale sia il "fattaccio" oggetto del titolo mi ha trainato verso la fine. Interessante perché è uno dei primi noir della letteratura, infatti troviamo i tipici elementi che caratterizzeranno il genere a partire dagli inizio del Novecento: i protagonisti sono i sospettati esecutori del caso attorno a cui ruota tutto il racconto, e hanno tutti delle qualità auto-distruttive, a partire da Michu, provocatorio e brusco in ogni sua azione, mademoiselle Laurence de Cinq-cygn, troppo ribelle e orgogliosa, e i suoi cugini, i De Simeuse, che tramando per il ritorno dei Borboni. Inoltre il sistema legale e politico è facilmente influenzabile, se non addirittura corrotto, e alla fine a trionfare non sarà la giustizia, ma i furbi e coloro che sapranno scendere a compromessi.
Titolo: Un tenebroso affare
Autore: Honorè De Balzac
Anno di pubblicazione: 1841
Lingua originale: francese
P.s. Occorre menzionare che la piacevolezza della lettura è stata data anche dalla vecchia edizione della Newton Compton con delle bellissime note utili e funzionali.
mercoledì 19 febbraio 2020
WWW Wednsday 2020 #1
Questo è il primo WWW Wednsday del 2020 (sì, a metà febbraio ^^") e ho deciso di rinumerare ogni anno questa rubrica.
Per chi non la conoscesse, in questa rubrica rispondo a queste 3 domande:
Che cosa ho appena finito di leggere?
A gennaio ho letto due libri in contemporanea: Un tenebroso affare di Balzac, uno dei primi noir della letteratura, l'ho trovato avvicnente e ho apprezzato molto la vecchia edizione della Newton Compton.
L'altra mia lettura era un libro per un esame universitario, che però non è tecnico e può essere letto da chiunque sia interessato a sapere l'odierna visione della Chiesa sul tema dell'amore e della coppia. Il libro infatti è La famiglia nell'Amoris Laetitia di Michele Aramini è contiene un commento alla famosa lettera di Papa Francesco.
Cosa sto leggendo?
Tuttora sto leggendo due libri: Lo Hobbit di Tolkien per un il gruppo di lettura Un gdl per scoprirli e Il Vicolo della Polvere Rossa di Xiaolong per una bookchallenge che ho organizzato insieme ad altre ragazze su Instagram. Lo scopo di questa challenge è viaggiare in giro per il mondo con i libri rispettando alcune tappe (se siete interessati l'hashtag è #viaggiatoritralerighe). Febbraio prevedeva di leggere qualcosa sulla Cina e io ho scelto questo libro ambientato a Shangai perché racconta un lungo pezzo di storia cinese dando voce a personaggi "popolari".
Cosa leggerò?
A dire il vero a fine gennaio avevo iniziato a leggere anche Lettera al padre di Kafka, ma l'ho abbandonato per dedicarmi alle altre due letture, quindi appena avrò tempo lo riprenderò senz'altro perché si tratta di un libro che ho comprato anni fa ed è tanto che voglio leggerlo.
Come stanno andando le vostre letture? Ditemelo nei commenti :D
martedì 17 dicembre 2019
Recensione: uomini e topi
Il 2019 sta finendo ed è giunto il momento di ricapitolare le belle letture, una di queste è sicuramente Uomini e topi.
Titolo: Uomini e topi
Autore: John Steinbeck
Anno di pubblicazione:
Lingua originale: americano
Voto: ☆☆☆☆☆
Recensione:
Una breve storia, ma decisamente intensa quella di George e Lennie, due poveri uomini americani di inizio Novecento che viaggiano per il grande stato cercando lavoro come braccianti. È una condizione diffusa in quegli anni in America: uomini che vagano soli alla ricerca di un lavoro per vivere, bramando di possedere un giorno un piccolo pezzo di terra da coltivare e dai cui trarre da vivere. George e Lennie invece viaggiano insieme. Lennie è un omone con una straordinaria forza, ma con un ritardo mentale che lo fa assomigliare a un bambinone, mentre George è piccolo, ma funge da mente della coppia. Per colpa di Lennie che combina involontariamente guai spesso i due vengono cacciati dai ranch per i quali lavorano. Lennie è un peso peso per George, che però è deciso a prendersi cura di lui portandoselo sempre dietro e parlando lui ogni volta che devono trovare un lavoro. Per cercare di evitare che Lennie combini guai, George gli racconta che quando avranno guadagnato abbastanza soldi compreranno un pezzo di terra e lui potrà accudire i conigli. Infatti Lennie ama accarezzare le cose morbide e questo è spesso l'origine delle spiacevoli situazione in cui mette se stesso e George.
Il breve racconto di Steinbeck affronta tematiche importanti come quelle dell'estrema povertà della classe contadina agli inizi del Novecento e della conseguente emarginazione, ma anche dell'umanità e della solidarietà che può nascere in situazioni così disperate. Il senso dell'umano, intendendo come tale ciò che dice lo scrittore latino Terenzio: homo sum, humano nihil a me alienum puto, è ciò che ho più apprezzato di questo libro, anche nel finale che mi ha fatto rimanere male, ma che è parte della bellezza del libro.
giovedì 18 aprile 2019
Recensione: Time Crawlers
Autore: Varun Sayal
Anno di pubblicazione: 2018
Lingua originale: inglese
venerdì 11 gennaio 2019
3 libri che voglio leggere subito
Oggi vi parlo di 3 libri che voglio leggere al più presto in questo 2019.
E voi, Gufetti? Quali sono i libri che volete assolutamente leggere quest'anno?
Cosa pensate delle mie prossime letture?
lunedì 10 dicembre 2018
Wish list natalizia
L'idea di questo post nasce dalla collaborazione con alcune simpatiche blogger che ho conosciuto grazie a Instagram: Nicole di Niicole scrive, Marika di Persa in un libro e Alice di Mangio libri a colazione.
Quanto vorrei che le persone che volessero farmi un regalo leggessero questa mia wish list "librosa"... non farebbero nessuna fatica a trovare cosa regalarmi! *-*
Ecco infatti 5 tra i libri che vorrei assolutamente leggere e possedere:
I miserabili di Victor Hugo
Questo libro è un grande classico, ma io, pur amando la Francia e la letteratura francese non l'ho mai letto perché non l'ho trovato in casa (e ai tempi in cui frequentavo la biblioteca non ero interessata alla sezione francese). Ora invece voglio assolutamente leggerlo, anche perché mi interessano i temi affrontati.
Alla peggio, lo prenderò in prestito in biblioteca...
Il motivo di un successo tanto vasto e durevole è semplice: la straordinaria capacità di Hugo di sintetizzare in queste pagine la sua vocazione poetico-simbolica e quella realistico-sociale e dare vita così a un'opera in cui le vicende dei tanti, indimenticabili personaggi (la dolce Cosette, il forzato Valjean, il poliziotto Javert, lo spregevole Thénadier...) si intrecciano con la storia del popolo di Parigi, vero protagonista, e con la rievocazione dei momenti cruciali della sua epopea, dalla battaglia di Waterloo ai moti insurrezionali del 1832. C'è tutto in questo romanzo: l'amore, il dolore, la felicità, la morte e la rinascita. Tutto ciò che travalica il tempo e tocca l'essenza degli uomini: ecco perché I miserabili non è solo una pietra miliare della letteratura dell'Ottocento o il grandioso affresco di una metropoli industriale, ma soprattutto un'opera d'arte assoluta, un libro vivo che continua a travolgere i lettori.
Le avventure di Numero Primo di Marco Paolini e Gianfranco Bettin
L'anno scorso, proprio a dicembre, ho visto a teatro l'omonimo spettacolo recitato sotto forma di monologo da Marco Paolini, attore insuperabile in fatto di monologhi (se non avete mai visto un suo spettacolo, ve lo consiglio, io l'ho visto anche nel Galileo di Brecht ed è fenomenale). Ho adorato questo spettacolo, ma Paolini stesso ha detto che il finale del libro non è proprio uguale, quindi devo assolutamente leggerlo!
Numero Primo è il nome scelto per sé da uno strano bambino, che irrompe nella vita di Ettore, fotoreporter di guerra che a quasi sessant'anni si ritrova a fargli da padre. È stato desiderato e pensato da una madre scienziata, ma concepito e messo al mondo da un'intelligenza artificiale avanzatissima, tanto da aver sviluppato una coscienza. Non è una creatura uguale alle altre, non conosce quasi niente, tutto gli appare nuovo, bello; possiede il dono di trovare la magia nelle cose più comuni e, quando non la trova, di crearla. E le cose che non sa, le impara subito, per mezzo di misteriose connessioni. Chi lo incontra si riscopre diverso, migliore. Di lui si accorgono anche gli osservatori di una multinazionale, un Erode tecnologico che, dietro la facciata filantropica, nasconde un'oscura volontà di potenza. Così Ettore e Numero sono costretti a fuggire e a nascondersi. Ad aiutarli, una folla di personaggi bizzarri: scienziati rasta in grado di salvare Venezia dall'acqua alta, parcheggiatori abusivi che gestiscono nuove forme di ospitalità diffusa, commercianti sardo-cinesi, giostrai con il cuore grande e una lunga storia di resistenza. Lieve come una favola, vero come un reportage, "Le avventure di Numero Primo" ci regala storie e riflessioni a non finire, e soprattutto un protagonista del quale è impossibile non innamorarsi.
Fine pena: ora di Fulvio Tassone
Anche di questo libro ho visto lo spettacolo teatrale, sempre nel dicembre scorso (capite da quanto tempo voglio leggere i libri che ho inserito in questa wish list? XD) e penso che sia lo spettacolo più bello che io abbia visto lo scorso anno, anche se sono stata fortunata perchè ne ho visti di bellissimi.
Una corrispondenza durata ventisei anni tra un ergastolano e il suo giudice. Non è un romanzo di invenzione, né un saggio sulle carceri, non enuncia teorie, ma si chiede come conciliare la domanda di sicurezza sociale e la detenzione a vita con il dettato costituzionale del valore riabilitativo della pena, senza dimenticare l’attenzione al percorso umano di qualsiasi condannato. Una storia vera, un’opera che scuote e commuove.
Il libro della Polvere di Philip Pullman
Queste oscure materie è da sempre il mio fantasy preferito, ma a discapito del genere, non è un libro per bambini. O meglio, i bambini lo possono sicuramente leggere, ma in realtà l'autore affronta molte tematiche comprensibili dagli adulti, come quella del libero arbitrio, che, come ho scritto, mi sembra si possa vedere anche nell'idea della Polvere. Dopo la mia riflessione, non vedo l'ora di leggere questo libro *-*
«L’idea della Polvere è sempre stata presente in Queste oscure materie. Pian piano lungo la storia la Polvere ha assunto una forma sempre più definita, ma con questo romanzo ho scelto di tornare in quel mondo per raccontarla a fondo», spiega Pullman «È quindi con grande piacere e una forte emozione che posso finalmente soddisfare la loro curiosità (e anche la mia) su questo libro. La prima informazione che posso dare è che Lyra si trova al centro della storia. Il libro infatti si apre e si chiude con vicende che la riguardano. Ho sempre desiderato raccontare la sua vita al Jordan College e, pensandoci e ripensandoci, ho scoperto che lì si nascondeva una storia intera, che iniziava quando Lyra era ancora bambina e si chiuderà con lei ormai adulta. Questo romanzo e il successivo copriranno due parti della vita di Lyra: partendo dall’inizio e tornando a lei vent’anni dopo l’ultimo libro.»
Misteriosa di Elisabetta Gnone
Dulcis in fundo, un libro per bambini, anche se, come direbbe Joanna Spyri (la scrittrice di Heidi) un libro per bambini è anche un libro per chi ama i bambini... e per chi conserva sempre una parte bambina dentro, direi io. Fairy Oak di Elisabetta Gnone è stato il libro della mia infanzia e due anni fa sono andata a sentire la sua presentazione di Olga di Carta a Tempo di Libri... Lei è bravissima a raccontare ai bambini, dunque mi sono convinta che anche quella nuova saga mi sarebbe piaciuta e così è stato. Misteriosa è il terzo libro della saga ed è uscito recentemente (ma io devo recuperrare anche il secondo ^^").
Cosa significa diventare grandi? E come si fa? «Crescere è una faccenda complicata» direbbe il professor Debrìs, e Olga lo sa bene: per rassicurare una giovane amica, che di crescere non vuole sentire parlare, le racconta la storia di una bambina a cui i vestiti stavano sempre troppo grandi, anche se l'etichetta riportava la sua età, o la sua taglia, e che saltava nei disegni per fuggire dalla realtà. La storia di Misteriosa è la storia di chi fatica a trovare il proprio posto nel mondo, fugge da responsabilità e doveri, incapace di assumersene il carico, e combatte strenuamente per restare fanciullo. È anche, però, la storia di una bambina che non si arrende. Una storia che farà ridere, pensare e spalancare gli occhi per lo stupore; e che rassicurerà Olga, i suoi amici e i lettori di tutte le età su un punto, che è certo: per diventare splendidi adulti occorre restare un po' bambini.




















